Gli ambienti industriali sono sempre più sotto attacco: Trend Micro crea una finta fabbrica e mette in trappola i cybercriminali

Un’indagine durata sei mesi svela come i cyber criminali attaccano le realtà industriali, anche quelle più piccole

A cura di Federico Maggi, Senior Threat Researcher di Trend Micro

Come vengono attaccati gli ambienti industriali? La risposta è svelata da un’indagine durata sei mesi e condotta da Trend Micro, che ne ha riassunto le tappe fondamentali all’interno del report “Caught in the Act: Running a Realistic Factory Honeypot to Capture Real Threats”. Abbiamo creato una honeypot molto sofisticata, ovvero un’esca che, replicando l’infrastruttura OT di una fabbrica, ha attirato diversi attacchi, smascherandone il loro modus operandi. Il sistema esca è stato prima compromesso per il mining di crypto valute, poi colpito da due diversi attacchi ransomware, in seguito utilizzato per compiere frodi dirette ai consumatori, e infine uno degli aggressori ha acceso-spento alcuni macchinari della catena di montaggio.   

Nel dettaglio, per comprendere al meglio come gli attacchi colpiscono gli ambienti ICS (Industrial Control System), Trend Micro Research ha creato un prototipo altamente realistico di un’azienda manifatturiera. L’honeypot era costituita da vero hardware ICS, oltre a un insieme di host fisici e virtuali che simulavano le attività aziendali. Da notare l’uso di veri controlli logici programmabili (PLCs), interfacce uomo-macchina (HMIs), componenti robotici, workstation per la programmazione della produzione e file server. 

L’obiettivo è stato quello di studiare da vicino come un aggressore si muove durante un cyberattacco: in questo modo abbiamo avuto la possibilità di evidenziare diverse tipologie di cybercriminale, da quello meno esperto a quello più sofisticato. 

Indipendentemente dalla dimensione dell’azienda, nel momento in cui c’è un sistema OT che viene messo, per errore o per necessità, su Internet, esso diventa il punto di accesso, il punto più debole che permette anche di fare altri attacchi. 

Per difendersi, consigliamo ai proprietari delle piccole industrie di ridurre al minimo il numero di porte che vengono lasciate aperte e di rendere più severe le policy di accesso. Oltre a implementare soluzioni di cybersecurity progettate appositamente per le fabbriche, come quelle offerte da Trend Micro. 

Ulteriori informazioni e la ricerca sono disponibili a questo link 

Deepfake: come funziona la minaccia del nuovo decennio e come comportarsi

A cura di Gastone Nencini, Country Manager Trend Micro Italia

Quale percentuale di contenuti su Internet è vera? Online ci sono molte informazioni affidabili, ma è sempre più critico distinguere le notizie vere da quelle false. E potrebbe essere sempre più difficile a causa dei deepfake: clip audio e video altamente convincenti, basati sull’intelligenza artificiale, che potrebbero letteralmente mettere le parole in bocca a qualcuno che si conosce. Questo è un grosso problema, per la nostra società ma anche a livello governativo. In effetti, potremmo trovare video di personaggi influenti o ricevere messaggi vocali difficili da verificare. Ma la conoscenza è potere. Se siamo più critici nel valutare quello che vediamo online e comprendiamo il potenziale danno che la condivisione di filmati falsi può generare, insegnando a chi ci circonda a fare lo stesso, tutti possiamo fare la nostra parte per creare un Internet più forte e più sicuro.

Come funzionano i deepfake?

I deepfake si chiamano così perché usano il deep learning, un tipo di intelligenza artificiale, per creare clip audio e video contraffatti che sono difficili da distinguere rispetto a quelli reali. Per generare un video deepfake, la tecnologia impara a codificare e decodificare due volti separatamente, ad esempio quello di una persona famosa che parla e quello di un’altra persona che dice qualcosa di completamente diverso e magari controverso. La tecnologia impara come abbattere e ricostruire il primo volto e fonderlo con il secondo. In questo modo le espressioni facciali della persona originale sembrano imitare quelle della seconda persona. La stessa tecnologia può essere usata per sovrapporre ancora un altro volto sulla persona che viene presa di mira per il deepfake.

Passi da giganti

La tecnologia non è ancora del tutto presente, il che rende abbastanza facile individuare la maggior parte dei deepfake, ma i progressi sono rapidi. Ad esempio, apportando piccole modifiche all’audio in grado da alterare in modo significativo il messaggio principale di un video. Inoltre, i media hanno dimostrato che i deepfake “base” sono già alla portata della gente comune, senza il bisogno di un investimento finanziario ingente o di un particolare know-how tecnologico.

Questa tecnologia può essere utilizzata in maniera positiva, come nel settore della produzione cinematografica, in cui la ripresa di una scena può essere evitata grazie alla tecnologia deepfake, ma la stessa tecnica è già utilizzata in modo negativo per creare contenuti per adulti che sfruttano i volti di celebrità senza il loro consenso. Considerando questi possibili utilizzi, ci sono grandi preoccupazioni che questa tecnologia possa essere utilizzata regolarmente per far oscillare le elezioni, far crollare i mercati, rovinare le carriere e consentire crimini ancora peggiori.

È ora di individuare e denunciare i “falsari”

I colossi tecnologici prendono il problema dei deepfake sul serio. Facebook, YouTube e Twitter hanno recentemente cercato di vietare la distribuzione di questi contenuti, ma resta da vedere quanto bene si possano applicare questi sforzi. Una possibile soluzione potrebbe essere quella di richiedere che i video siano filigranati e firmati digitalmente, questo potrebbe aiutare la persona media a convalidare il produttore del contenuto. La speranza è avere un modo tecnicamente accurato di segnalare i deepfake prima che vengano pubblicati. Fino a quando soluzioni attendibili non saranno attuabili, l’unica risorsa è essere vigili e aiutare gli altri a fare lo stesso.

Come comportarsi?

Quando si visualizza un contenuto di questo tipo online, si può adottare uno schema di risposta che segue questi tre punti:


Fermarsi

Non condividere o commentare i video se sembrano in qualche modo sospetti.

Domandarsi

Da dove proviene il video? La persona è veramente il personaggio che appare nel video? Perché la persona o l’organizzazione lo condivide online?

Segnalare

Ogni volta che si incontra qualcosa di sospetto online, ignorarlo è sempre un’opzione. Ma se si è davvero preoccupati è opportuno fare una segnalazione al sito o all’app su cui è stato visualizzato.

Trend Micro anche quest’anno supporta il MOIGE e sostiene il progetto: “Giovani Ambasciatori contro Bullismo e Cyber Risk, in giro per l’Italia”

La campagna vuole sensibilizzare sull’utilizzo consapevole del Web e diffondere pratiche corrette di navigazione Internet

A cura di Lisa Dolcini, Marketing Manager Trend Micro Italia 

In occasione del Safer Internet Day 2020, la giornata mondiale dedicata alla promozione e sensibilizzazione dell’uso sicuro e responsabile di Internet da parte dei minori, Trend Micro conferma il proprio sostegno al MOIGE (Movimento Italiano Genitori) e aderisce alla campagna “Giovani Ambasciatori contro Bullismo e Cyber Risk, in giro per l’Italia”. La campagna ha l’obiettivo di diffondere l’utilizzo consapevole del Web, attraverso sessioni formative nelle scuole rivolte ai ragazzi, ai docenti e ai genitori. L’iniziativa, oltre che da Trend Micro, è promossa e supportata anche dal Ministero dell’Istruzione, dalla Polizia di Stato, Anci, Ambasciata degli Stati Uniti d’America, Enel Italia Spa e dal Fondo di Beneficenza di Intesa Sanpaolo. 

Il nostro sostegno al MOIGE si colloca all’interno del progetto globale di CSR (Corporate Social Responsability) di Trend Micro, Internet Safety For Kids And Family, che l’azienda promuove per fornire ai ragazzi, alle famiglie e agli insegnanti gli strumenti necessari per essere cittadini digitali consapevoli, utilizzare in modo informato e corretto la rete Internet e renderla un luogo sicuro per i minori, proteggendoli dai rischi e dalle minacce a cui possono andare incontro durante la navigazione ma anche formandoli sui giusti comportamenti da adottare per non prevaricare sugli altri.

Per Trend Micro essere leader mondiale di cybersecurity non significa solamente ideare, produrre e vendere soluzioni di protezione, ma soprattutto formare i cittadini digitali del futuro fornendo gli strumenti tecnologici e la preparazione per rendere il web un luogo sicuro e potersi muovere in libertà e protetti. Questa è la nostra mission da oltre 30 anni. Per questo siamo molto contenti di confermare anche quest’anno il nostro sostegno al MOIGE e di continuare ad andare nelle scuole per prenderci cura dei ragazzi e delle loro famiglie, perché la cybersecurity oggi riguarda tutti.

I numeri di “Giovani Ambasciatori contro Bullismo e Cyber Risk, in giro per l’Italia”

  • 250 scuole primarie e secondarie di I e II grado sul territorio nazionale
  • 62.500 studenti coinvolti in attività di sensibilizzazione e formazione
  • 1.250 Giovani Ambasciatori formati contro bullismo e cyber risk per essere un punto di  riferimento all’interno della scuola
  • 1.250 docenti formati tramite piattaforma online e incontri a scuola
  • 125.000 genitori degli studenti informati attraverso il materiale didattico dedicato
  • 7.500 adulti e minori informati attraverso gli eventi di piazza

Gli studenti riceveranno kit didattici e formazione, all’interno di uno spazio web dedicato ad alunni, docenti e genitori, con contenuti redatti da un team di psicologi e pedagogisti esperti del Moige.

Oggi, giovedì 6 febbraio, si è svolta la conferenza stampa di presentazione del progetto 2020 presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri a Roma.

Per ulteriori informazioni sul progetto sul MOIGE sono disponibili all’indirizzo: www.moige.it 

Data Privacy Day | La difesa della privacy è un valore sempre più fondamentale

A cura di Lisa Dolcini, Marketing Manager Trend Micro Italia 

Si celebra oggi, martedì 28 gennaio, il Data Privacy Day, in Europa noto come Giornata Internazionale della Protezione Dati (Data Protection Day). Una ricorrenza che commemora la firma della Convenzione 108 (28 gennaio 1981), il primo trattato internazionale giuridicamente vincolante relativo alla privacy e alla protezione dei dati, nato con lo scopo di garantire a ogni persona il rispetto dei suoi diritti e delle sue libertà fondamentali e in particolare del suo diritto alla vita privata. 

Una tematica di forte attualità che ci vede sempre più coinvolti con l’avanzare del progresso tecnologico. Tutti noi, in qualità di cittadini digitali adulti e responsabili, dobbiamo garantire ai minori di essere informati sulla privacy, sui potenziali rischi di un’eccessiva condivisione online e su come i loro dati possono essere raccolti. Anche per questo, a novembre, abbiamo lanciato “Conta fino a 3!”, la campagna di security awareness che mette al centro i più piccoli. Le responsabilità riguardano però anche le aziende che raccolgono, utilizzano e a volte vendono questi dati ad altri, spesso a nostra insaputa. 

La privacy diventa mainstream

Partiamo però da una buona notizia. La privacy è oggi una tematica molto più discussa di quanto non lo fosse in passato. Viviamo in una società digitale in cui la maggior parte della popolazione ha almeno un account sui social media e utilizziamo i servizi online per tutto, dagli acquisti e dalle banche all’assistenza sanitaria e all’intrattenimento. È vero, il motivo per cui molti consumatori sono oggi più attenti alla privacy è dovuto ai molti incidenti importanti che hanno infranto la nostra fiducia nelle organizzazioni che raccolgono e utilizzano i nostri dati personali. Solo negli ultimi due anni ricordiamo lo scandalo Facebook-Cambridge Analytica e la violazione dei dati Equifax, che hanno portato alla violazione di dati altamente sensibili, finiti nelle mani sbagliate. 

Tuttavia, grazie a questi eventi è cresciuta la consapevolezza pubblica sui rischi per la privacy legati alla nostra sempre maggiore dipendenza da Internet, così come sono più chiari i passi concreti da compiere che potrebbero aiutarci a proteggere noi e le nostre famiglie dai pericoli online. Mark Zuckerberg, Founder e CEO di Facebook, si è impegnato a costruire una cultura di “privacy-by-design” presso il colosso dei social media a seguito di un’enorme multa di 5 miliardi di dollari, mentre YouTube ha accettato di non raccogliere dati sui bambini senza il consenso dei genitori, in seguito a un accordo pattuito di 170 milioni di dollari. I legislatori si sono anche impegnati per proteggere le informazioni personali delle persone, con il GDPR in Europa, che si applica a tutte le organizzazioni globali che hanno clienti dell’UE e il CCPA in California. Questi requisiti legali promettono di introdurre una maggiore responsabilità e trasparenza nel modo in cui i dati personali vengono raccolti e gestiti, fornendo allo stesso tempo ai consumatori maggiori poteri sull’uso delle loro informazioni. A seguito di altre pressioni pubbliche e legali, le aziende hanno anche progettato politiche sulla privacy più facili da comprendere (anche se in molti casi ancora piuttosto lunghe) in modo da aiutare le persone a fornire un consenso informato sull’utilizzo dei dati. 

Un futuro complesso, esposto e mal configurato. Ma difendibile

Nonostante questo, oggi vengono raccolti più dati che mai sui consumatori, soprattutto attraverso dispositivi wearable e IoT. I consumatori hanno sempre accettato un compromesso tra la quantità di dati personali a cui sono disposti a rinunciare e la qualità dei servizi che ricevono in cambio. Per servizi gratuiti basati sulla pubblicità e un elevato grado di personalizzazione, abbiamo maggiori probabilità di essere d’accordo con un livello relativamente elevato di condivisione dei dati. Ma nel nuovo mondo dell’IoT, le cose diventano più complesse: come facciamo a sapere, ad esempio, se un assistente virtuale stia o meno oltrepassando il limite su ciò che raccoglie su di noi? 

Domande come questa ci spingono a cercare risposte che possano tutelarci dai rischi cui siamo oggi esposti. Non solo a livello personale. Di questo abbiamo parlato anche mercoledì 22 gennaio presentando alla stampa il report Trend Micro sulle minacce informatiche che caratterizzeranno l’anno in corso. Minacce che saranno sempre più complicate – combinando i rischi tradizionali con le nuove tecnologie – e che determineranno un futuro che oggi ci appare complesso, esposto e mal configurato. Ma anche difendibile.

Per ulteriori suggerimenti e consigli sulla sicurezza in Internet, visitare il sito Web https://www.trendmicro.com/it_it/initiative-education/internet-safety-kids-families.html

Cybersecurity: il 2020 sarà l’anno di una nuova normalità

ll futuro è complesso, esposto e mal configurato, ma anche difendibile. Trend Micro presenta le previsioni sulle minacce che colpiranno quest’anno, tra rischi tradizionali, nuove tecnologie e superfici di attacco che si allargano a dismisura

A cura di Gastone Nencini, Country Manager Trend Micro Italia 

Il 2020 segna il passaggio a un nuovo decennio e questo vale anche per la cybersecurity. Non esistono più reti aziendali isolate dietro a un firewall e infrastrutture aziendali costituite da poche applicazioni e programmi. Oggi sussiste un’ampia varietà di applicazioni, servizi e piattaforme e tutto deve essere protetto. Le minacce saranno sempre più complesse e combineranno i rischi tradizionali con le nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale che verrà utilizzata per compiere truffe aziendali. Oltre alle minacce che si ripetono da anni, ad esempio estorsioni e phishing, i rischi maggiori arriveranno dalle migrazioni cloud e dagli ambienti DevOps, che esporranno le organizzazioni a rischi anche di terze parti. 

Il futuro appare quindi complesso, esposto e mal configurato, ma anche difendibile. Il dato emerge dal report Trend Micro sulle minacce informatiche che caratterizzeranno l’anno in corso, dal titolo “La nuova normalità: previsioni Trend Micro sulla sicurezza per il 2020“. 

Lo studio evidenzia che i cybercriminali cercheranno di impadronirsi sempre di più dei dati custoditi nel cloud, attraverso attacchi basati su immissioni di codice che prenderanno di mira sia i cloud provider che le librerie di terze parti. È naturale che il maggior utilizzo di codice di terze parti che alimenta la cultura DevOps farà aumentare i rischi. I componenti compromessi dei container e delle librerie utilizzate in architetture serverless e di microservizi, aumenteranno considerevolmente la superficie dell’azienda esposta ai rischi e i metodi di difesa tradizionali faranno fatica a tenere il passo. 

I cybercriminali colpiranno i Managed Service Provider per poter poi raggiungere altre organizzazioni e non cercheranno solo di rubare i dati critici, ma anche di installare malware per sabotare fabbriche intelligenti o estorcere denaro attraverso ransomware. 

Conferenza stampa sugli scenari della cybersecurity per il 2020. Da sinistra a destra: Stefano Zanero, Prof. associato di computer security, Politecnico Milano; Salvatore La Barbera, Dirigente Compartimento Polizia Postale e Comunicazioni per la Lombardia; Gastone Nencini, Country Manager Trend Micro Italia; Rik Ferguson, VP Security Research.


Quest’anno assisteremo anche a rischi legati alla supply chain, nel momento in cui i lavoratori si connetteranno da remoto attraverso reti Wi-Fi poco protette o quando le aziende interscambiano i dati in modo digitale. Anche le vulnerabilità nei dispositivi domestici connessi potranno essere utilizzate come punto di accesso alle reti aziendali. 

Per proteggersi, raccomandiamo alle aziende di migliorare la due diligence dei cloud provider, condurre regolari analisi dei possibili rischi da terze parti e investire in strumenti per rilevare malware e vulnerabilità in queste organizzazioni, configurare al meglio le reti cloud e rivedere le policy di sicurezza dei lavoratori da remoto.  

Nel dettaglio, queste le previsioni Trend Micro per il 2020: 

Il futuro è complesso

  • Gli attaccanti non avranno problemi ad aggirare patch incomplete e applicate in modo affrettato
  • I cybercriminali utilizzeranno le piattaforme blockchain per le transazioni clandestine
  • I sistemi bancari saranno nel mirino con open banking e malware per bancomat 
  • I deepfake creati con l’intelligenza artificiale saranno la nuova frontiera delle frodi aziendali
  • I Managed Service Provider saranno colpiti per distribuire malware e scatenare attacchi supply chain
  • Gli attaccanti approfitteranno dei bug trasformabili in worm e deserializzazione


Il futuro è esposto

  • I cyber criminali utilizzeranno dispositivi IoT per azioni di spionaggio ed estorsione
  • Chi adotterà il 5G dovrà mettere al sicuro le reti software-defined
  • Le infrastrutture critiche saranno colpite da ulteriori attacchi e fermi della produzione
  • Gli ambienti home office e di lavoro da remoto ridefiniranno gli attacchi supply chain

Il futuro è mal configurato 

  • Le vulnerabilità dei container saranno tra i principali problemi di sicurezza per i team DevOps
  • Le piattaforme serverless aumenteranno la superficie di attacco a causa di errori di configurazione e codici vulnerabili
  • Errori di configurazione da parte degli utenti e il coinvolgimento di terze parti non sicure, aumenteranno i rischi nelle piattaforme cloud
  • Le piattaforme cloud saranno preda di attacchi basati sulle loro vulnerabilità come gli SQL iniection, attraverso librerie di terze parti

Ulteriori informazioni sono disponibili al seguente link 

Trend Micro presenta la più ampia piattaforma di servizi di security per le aziende che costruiscono applicazioni nel cloud

Trend Micro Cloud One automatizza e semplifica la cloud security per offrire alle organizzazioni la flessibilità di cui hanno bisogno per soddisfare le priorità cloud più strategiche.

A cura di Salvatore Marcis, Technical Director Trend Micro Italia 

Annunciamo Trend Micro Cloud One™, una piattaforma di servizi di sicurezza per le aziende che sviluppano applicazioni nel cloud. Cloud One permette agli sviluppatori di sviluppare le applicazioni, utilizzando il servizio cloud che preferiscono e gestendo i rischi della propria organizzazione.

È stata progettata per aiutare le aziende a soddisfare le priorità del cloud maggiormente strategiche e concentra la più ampia gamma di capacità di sicurezza del settore in una singola piattaforma. Consente di migrare le applicazioni esistenti nel cloud, erogare nuove applicazioni cloud-native e raggiungere l’eccellenza operativa nel cloud. È la prima piattaforma del suo genere e ha la flessibilità per risolvere immediatamente le sfide dei clienti e l’innovazione per evolvere rapidamente attraverso i servizi cloud. Cloud One include il servizio di sicurezza del carico di lavoro leader a livello mondiale, già utilizzato da migliaia di organizzazioni. Offre anche la sicurezza per i container e una nuova soluzione per proteggere applicazioni, reti, file storage e per assicurare che l’infrastruttura cloud sia configurata in maniera ottimale.

Molte soluzioni di cloud security sono spesso difficili da implementare e gestire. Non sono flessibili e non danno quel livello di visibilità che servirebbe ai team IT per affrontare i rischi moderni. L’approccio “all-in-one platform” di Trend Micro è pensato per offrire una protezione semplificata, automatizzata e flessibile, a prescindere dal punto in cui ogni azienda si trova nel proprio viaggio verso il cloud. I clienti che utilizzano la piattaforma trarranno vantaggio da un unico accesso a tutti i servizi, dalla registrazione di utenti e servizi cloud comuni, dalla visibilità da un’unica console e da un modello di tariffazione e fatturazione comune.

La nuova piattaforma di cloud security di Trend Micro supporta i principali provider cloud, inclusi Amazon Web Services (AWS), Microsoft Azure e Google Cloud. È inoltre in grado di offrire una sicurezza di tipo “enterprise-level”, sfruttando i benefici e l’efficienza del cloud.

Cloud One platform sarà disponibile in Q1 2020 con tre servizi pienamente integrati: workload security, network security e application security. Le altre componenti saranno disponibili come soluzioni singole e verranno integrate con Cloud One entro la fine del 2020.

· Trend Micro Cloud One – Workload Security

· Trend Micro Cloud One – Container Image Security

· Trend Micro Cloud One – File Storage Security

· Trend Micro Cloud One – Network Security

· Trend Micro Cloud One – Cloud Posture Management

· Trend Micro Cloud One – Application Security.

Ulteriori informazioni su Cloud One sono disponibili a questo link.

Microsoft ritira Windows Server 2008, cosa fare per non cadere vittima degli attacchi cyber?

A cura di Gastone Nencini, Country Manager Trend Micro Italia 

Il 14 gennaio 2020 Microsoft ritirerà i prodotti Windows Server 2008 e Server 2008 R2. Questa decisione del vendor porta le aziende a una scelta difficile: mantenere il sistema operativo e pagare per la costosa estensione del supporto, spendere tempo e risorse per una migrazione, oppure lasciare l’azienda esposta alle minacce cyber. 

La buona notizia è che esiste una soluzione che ha un costo migliore e che permette di continuare a utilizzare Server 2008 e di mitigare i rischi cyber evitando ulteriori criticità: investire in una sicurezza server integrata. 

 Aspettare e vedere non funzionerà

Nelle scorse settimane abbiamo parlato con numerose aziende e un preoccupante numero di queste è preparato ad adottare una politica di attesa in seguito alla fine del supporto per Server 2008. Questa è una scommessa che non consigliamo assolutamente di intraprendere. 

Senza il supporto di Microsoft, le aziende non avranno più accesso agli aggiornamenti di sicurezza per Windows 2008. I server saranno esposti ad attacchi che sfrutteranno le vulnerabilità che verranno scoperte dopo gennaio 2020 e sicuramente i cyber criminali hanno già deciso di concentrarsi su questa attività. 

Gastone Nencini, Country Manager Trend Micro Italia

Quali sono le alternative? 

Una soluzione è pagare per beneficiare di un’estensione del supporto di Microsoft che però, secondo una recente analisi, non sembra essere a buon mercato. 

Fortunatamente c’è una soluzione con un rapporto costo-beneficio migliore. Trend Micro Deep Security si contraddistingue per un sistema di prevenzione delle intrusioni di prossima generazione, conosciuto anche come “virtual patching” che protegge i server e gli endpoint dalle minacce che sfruttano le vulnerabilità nelle applicazioni critiche e sistemi operativi. Questa caratteristica è in grado di mantenere sicuro Windows Server 2008 anche dalle minacce zero-day che Microsoft non ha ancora identificato. 

Il patching virtuale consente anche di:

  • Avere più tempo per valutare le vulnerabilità e testare e applicare le patch necessarie
  • Evitare downtime non necessari, permettendo alle aziende di avere il controllo sul patch management
  • Migliorare la compliance ai regolamenti
  • Avere una flessibilità maggiore, riducendo la necessità di implementare soluzioni alternative o patch di emergenza

Adottare una politica di attesa nell’attuale scenario delle minacce è un rischio che non vale la pena correre. Se l’azienda continua a utilizzare Windows Server 2008 per ragioni finanziare o tecniche, è meglio prendere in considerazione soluzioni di virtual patching per minimizzare i rischi e supportare il business anche oltre gennaio 2020.

Ulteriori informazioni sono disponibili a questo link 

Trend Micro Zero Day Initiative è leader nella scoperta delle vulnerabilità

Studio indipendente afferma che la ZDI nel 2018 ha scoperto più del 52% delle vulnerabilità

A cura di Salvatore Marcis, Technical Director Trend Micro Italia 

Siamo felici che, secondo uno studio indipendente condotto da IHS Markit, Zero Day Initiative (ZDI) sia leader nella scoperta delle vulnerabilità [1]. ZDI nel 2018 ha infatti scoperto oltre la metà di tutte le falle software dei vendor.

Il report, Public Cybersecurity Vulnerability Marketha analizzato le 12 organizzazioni che hanno gestito la scoperta delle 1.752 vulnerabilità CVE nell’anno solare 2018. Trend Micro ZDI ha scoperto più del 52% di queste vulnerabilità, per un totale di 916, oltre quattro volte il numero di vulnerabilità scoperte dal vendor al secondo posto (236).

Come ha affermato Brian Gorenc, director of vulnerability research for Trend Micro, le vulnerabilità rimangono una tra le maggiori debolezze nelle organizzazioni moderne e permettono ai cybercriminali di rubare dati critici e installare malware, azioni che danneggiano l’azienda e soprattutto la sua reputazione. ZDI è leader nel mercato della scoperta delle vulnerabilità da 15 anni e questo report dimostra che continua a esserlo. Questa è una grande notizia specialmente per i clienti di Trend Micro TippingPoint, che sono protetti dagli exploit che sfruttano questo genere di bug a partire dai due mesi antecedenti al rilascio della patch.

ZDI ha scoperto 916 vulnerabilità, 64 erano critiche, 598 classificate come “di importanza elevata” e 225 di “importanza media”. Il 72% delle vulnerabilità rappresentava un rischio significativo per il business e oltre 500 erano correlate al software PDF.

Tanner Johnson, senior analyst, connectivity and IoT at IHS Markit e responsabile del report, ha sottolineato che Trend Micro Zero Day Initiative, l’anno scorso, ha scoperto una percentuale significativa delle vulnerabilità per cui è stata poi rilasciata una patch. Evidenzia poi come nella ricerca risulti che non solo ZDI ha rilevato molte vulnerabilità, ma che queste avrebbero avuto un impatto significativo se fossero state sfruttate.

Fondata nel 2005, Trend Micro ZDI è stata un pioniere nel creare un mercato legale per la scoperta delle vulnerabilità, utilizzando un meccanismo di ricompense per incentivare i ricercatori. Da allora, ha supportato la scoperta responsabile di oltre 6.500 vulnerabilità e pagato oltre 20 milioni di dollari in ricompense.

Il report completo è disponibile a questo link

[1] IHS Markit | Technology, now part of Informa Tech. Results are not an endorsement of Trend Micro Incorporated or its Zero Day Initiative. Any reliance on these results is at the third party’s own risk.

Rischi dell’open banking: un occhio alla direttiva PSD2

A cura di Federico Maggi, Senior Threat Researcher Trend Micro

Un numero sempre maggiore di settori si sta adattando a un mercato sempre più mobile. In particolare, negli ultimi anni il settore finanziario sta attraversando un forte cambiamento, visibile nella proliferazione di aziende e servizi FinTech sempre più avanzati. In questo ambito, la revisione della Direttiva europea sui servizi di pagamento (PSD2), approvata il 14 settembre 2019, avrà senz’altro un grande impatto globale sul settore finanziario. La direttiva abilita il concetto di open banking e rimpiazza una legge europea sui pagamenti del 2007; le banche di tutto il mondo hanno già cominciato a prendere provvedimenti per rispondere alle esigenze di tutti i clienti. 

Sotto il concetto di open banking c’è l’obiettivo di innovare e rendere le transazioni bancarie all’interno dell’Unione Europea più efficienti, meno costose, facili e più sicure. Questo si implementa con una apertura delle interfacce di programmazione (API) delle banche nei confronti delle aziende FinTech, per permettere l’estensione di servizi come i suggerimenti finanziari o l’automazione dei pagamenti. I clienti delle banche dovranno fornire il loro esplicito consenso a queste nuove aziende, per permettere loro di accedere ai dati bancari. 


Figura 1. Grazie alla PSD2 le aziende FinTech promuoveranno nuove app per aggregare i dati bancari da account multipli.

La PSD2 vuole rendere l’online banking più sicuro, per questo viene resa obbligatoria l’autenticazione a due fattori e il “Dynamic Linking”, in cui un codice di autenticazione in ogni transazione è specifico per l’importo e il destinatario. Inoltre, le banche nel Regno Unito stanno sviluppando uno standard denominato Financial grade API (FAPI), che rappresenta un ulteriore livello di sicurezza nel processo di autenticazione tra gli operatori di servizi FinTech e gli istituti di credito. Per esempio, se un attaccante ruba il token per l’accesso temporaneo all’app mobile, non dovrebbe essere in grado di utilizzare quel token per altri servizi—ad esempio per accedere ai dati finanziari della vittima. Le specifiche FAPI sono state sviluppate dall’OpenID Foundation e dalla U.K. Open Banking Implementation Entity. È stato pensato per essere utilizzato una volta che l’Open Banking avrà preso piede nel Regno Unito, ma al momento ha ancora diversi punti deboli e falle da risolvere. 

Non è detto però che tutti gli istituti che usufruiscono delle API “open banking” siano egualmente pronte e preparate a recepire l’impatto della PSD2 sull’attuale piattaforma tecnologica, e questo potrebbe generare diversi rischi. L’idea dell’open banking è infatti quella di mettere le informazioni bancarie degli utenti “nelle mani” di diverse parti, inclusi i molti player nascenti nel panorama FinTech, che potrebbero non avere la stessa esperienza che il banking tradizionale ha accumulato, nel corso del tempo—nel rispondere alle frodi, ad esempio.

Proprio in concomitanza dell’entrata in vigore della PSD2, Trend Micro Research ha pubblicato i risultati di uno studio approfondito sulle API “open banking,” individuando alcune criticità:

  • Le API bancarie e FinTech accessibili pubblicamente aumentano la superficie di attacco.
  • API e siti web legacy di banche o aziende FinTech contengono informazioni sensibili dei clienti all’interno degli URL, il che non è in linea con gli obiettivi di sicurezza della PSD2.
  • Si utilizzano ancora tecniche di condivisione dei dati bancari obsolete.
  • Alcune app per dispositivi mobili di banche e organizzazioni FinTech sono connesse a terze parti, come fornitori di servizi di performance o pubblicitari.
  • Protocolli più sicuri, come il FAPI, sono ancora in fase di sviluppo.

Status quo e rischi delle API

Mentre nel 2015 le banche europee erano considerevolmente in ritardo per quanto riguarda le API, un numero sempre maggiore di banche in tutto il mondo utilizza le API “open banking”.


Figura 2. Trend di crescita di un particolare sottoinsieme di hostname API del settore finanziario. Dati della Smart Protection Network Trend Micro.

Prima che la PSD2 entrasse in vigore, abbiamo riscontrato problemi di sicurezza nelle API di molte banche e aziende FinTech. Un numero significativo di banche, incluse due banche centrali in Europa e una banca centrale in Asia, stavano esponendo—senza saperlo—informazioni sensibili (e.g., parametri di autenticazione, dati privati e relativi alle transazioni) negli URL di API e siti legacy. 


Figura 3. API che espone le informazioni sensibili degli utenti.

Includere dati sensibili negli URL non è certo una best practice, dal momento che questi URL finiscono spesso in file di log o banalmente nella cronologia di navigazione e potrebbero essere condivisi tra i diversi dispositivi di un utente. Abbiamo visto casi di questo tipo nei sistemi di istituzioni finanziarie in Europa, Asia e Stati Uniti e anche in un’azienda FinTech che pubblicava la sua documentazione API online, inclusa l’autenticazione degli URL con all’interno l’indirizzo email del cliente, password e ID. 


Figura 4. Screenshot della documentazione disponibile online circa l’API di un’azienda FinTech che dovrebbe essere regolamentata dalla PSD2. Si possono chiaramente vedere le informazioni sensibili nel percorso dell’URL dell’API.

Rischi dell’uso di tecniche di “screen scraping”

La tecnica dello “screen scraping” è utilizzata da diverse aziende FinTech per aggregare dati bancari, per sopperire alla mancanza di API o ai limiti delle stesse. Questa tecnica consiste nell’estrarre automaticamente dati da un sito bancario, mimando la sessione di un browser web che utilizza le credenziali di login del cliente. Per funzionare, un tale servizio obbliga quindi il cliente a fornire le sue credenziali bancarie all’azienda FinTech, che chiaramente non è una pratica raccomandabile. 

La PSD2 richiede invece una autenticazione forte ed è chiaro che lo screen scraping non dovrebbe più essere consentito. A questo proposito le aziende FinTech si erano organizzate per respingere questa clausola, affermando che nessun incidente conosciuto o violazione che riguardasse questa tecnica era accaduta. Alcune settimane prima del 14 settembre, giorno dell’implementazione della PSD2, le autorità hanno annunciato un rinvio della piena applicazione delle misure di sicurezza e delle sanzioni, per concedere più tempo ai fornitori di servizi per adeguarsi.

Possibili rischi in seguito all’implementazione della PSD2

Il nuovo paradigma bancario, che richiede API aperte e con accesso ai dati bancari, crea nuove opportunità di attacco. 

Di seguito alcuni possibili scenari:

  • Attacchi diretti alle API più probabili: le API costituiranno un bersaglio più interessante, perché devono necessariamente essere pubbliche. Chiaramente qualsiasi disservizio potrebbe bloccare operazioni e transazioni bancarie, con ripercussioni sostanziali sul resto della “catena” dei servizi ad esse collegati
  • Attacchi diretti alle aziende FinTech: non tutte le aziende FinTech avranno gli stessi livelli di sicurezza ed esperienza delle banche. Start up e aziende nascenti sono di piccole dimensioni e non ha personale dedicato ad attività di sicurezza. Pertanto i server di queste aziende possono diventare un bersaglio facile e decisamente di valore, dal momento che contengono dati finanziari (e talvolta credenziali, vedi nel caso di screen scraping) dei propri clienti
  • Attacchi diretti agli utenti finali: le classiche tecniche di social engineering e phishing troveranno terreno più fertile presso gli utenti, che saranno sempre più abituati a gestire online le proprie risorse finanziarie, e quindi a ricevere comunicazioni “automatiche” da parte dei vari servizi usufruiti. Inoltre, la responsabilità dimostrativa potrebbe essere più complicata nei casi di transazioni fraudolente 

Conclusione e raccomandazioni di sicurezza

Il trend dell’open banking promette più attenzioni in materia di sicurezza e molte opportunità di business per clienti, banche e aziende FinTech, ma la situazione attuale crea diverse preoccupazioni. Il contrasto tra obiettivi delle aziende FinTech—alla ricerca di innovazione e servizi per il pubblico—opposti a quelli delle banche—che provano a proteggere la loro posizione consolidata—dovrebbero allinearsi, per evitare eccessivi ritardi nell’effettiva corretta implementazione della PSD2, con conseguenze che poi ricadrebbero sugli utenti finali.

Una raccomandazione per le aziende FinTech è quella di adottare protocolli sicuri e smettere di utilizzare tecniche rischiose e sorpassate. La mancanza di incidenti documentati non significa che metodi come lo screen scraping siano sicuri. Gli sviluppatori dovrebbero adottare una filosofia di “security by design,” creando applicazioni sicure anche quando adottate in un ambiente ostile o compromesso. 

Banche e istituzioni finanziarie dovrebbero rivedere le loro attuali API. Informazioni sensibili e dati personali dei clienti non dovrebbero mai apparire nei percorsi URL delle API, dal momento che questo indebolirebbe o renderebbe le misure di sicurezza inutili. 

Articolo pubblicato su agendadigitale.eu in data 8 novembre 2019

Trend Micro è leader nella sicurezza endpoint

Secondo Forrester, Trend Micro continua a offrire la soluzione di sicurezza endpoint più completa

A cura di Gastone Nencini, Country Manager Trend Micro Italia

Siamo felici di essere stati riconosciuti come azienda leader all’interno del report “The Forrester Wave™: Endpoint Security Suites, Q2 2019″, raggiungendo il secondo punteggio più alto nella categoria offerta.

Forrester afferma che “l’endpoint security [di Trend Micro] copre l’intera gamma di rilevamento e prevenzione delle minacce, grazie a capacità leader del mercato in entrambe le categorie. Viene offerta anche un’estensione dei servizi, inclusi quelli di MDR per le reti, gli endpoint, la messaggistica, i carichi di lavoro cloud e i server”.

Abbiamo inoltre ottenuto il punteggio più alto possibile per quanto riguarda la “Corporate vision and focus” (criterio all’interno della categoria Strategia). Questo riconosce la nostra leadership stabile, l’innovativa tecnologia e una gestione e sviluppo del prodotto di alta qualità.

Focalizzandoci sul futuro della sicurezza endpoint, abbiamo migliorato la nostra offerta con la release di Apex One, l’evoluzione dell’offerta di endpoint security avanzata. Apex One è un mix cross-generazionale di capacità di difesa dalle minacce, abilitate attraverso un agente singolo e facile da gestire, disponibile come SaaS e on-premise.

Nonostante la sua importanza sia critica, l’endpoint è solo un pezzo del puzzle della cybersecurity. Per questo, offriamo queste capacità di security come parte di una strategia di Connected Threat Defense, che assicura che ogni livello IT condivida le informazioni per migliorare la visibilità e la protezione e la risposta alle minacce in tempo reale.

Forrester sottolinea che “L’architettura di Connected Threat Defense utilizza un’intelligence integrata sulle minacce e ha il controllo di un esteso portfolio di prodotti di sicurezza per email, endpoint, reti e cloud pensati per le aziende”.

E conclude: “Trend Micro è ben posizionato per quelle organizzazioni grandi o piccole che cercano una suite di sicurezza endpoint completa. Specialmente quelle che hanno requisiti di deployment complessi”.

Il report completo è disponibile a questo link