Archivio mensile:Dicembre 2020

La digital transformation cresce, ma all’insegna dell’insicurezza

Uno studio di Trend Micro rivela che l’88% delle aziende ha accelerato la migrazione al cloud, ma solo il 55% ha implementato strumenti di protezione

A cura di Lisa Dolcini, Head of Marketing Trend Micro Italia

L’88% delle aziende di tutto il mondo ha accelerato la digital transformation a causa della pandemia di COVID-19, ma questo rischia di far aumentare la mancanza di protezione e di sicurezza degli asset corporate. Il dato emerge da “Misconceptions and missteps: The challenges to successful cloud migration”, l’ultimo studio di Trend Micro, leader globale di cybersecurity.

È molto positivo che la maggior parte delle organizzazioni in tutto il mondo stia abbracciando la trasformazione digitale e adottando il cloud. Ma i risultati del nostro studio evidenziano che esistono anche delle sfide da affrontare per quanto riguarda la security in cloud. L’adozione del cloud non è un processo che si esaurisce premendo un pulsante, richiede una gestione continua e una configurazione strategica per poter prendere le migliori decisioni relative alla sicurezza.

Lo studio conferma un semplice malinteso che può portare a gravi conseguenze per la sicurezza: nonostante l’infrastruttura cloud sia sicura, i clienti sono responsabili della protezione dei propri dati. Questo concetto è la base del modello di responsabilità condivisa per il cloud.

Quasi tutti gli intervistati (92%) affermano di aver compreso la propria responsabilità in materia di sicurezza del cloud, ma il 97% ritiene che il proprio fornitore di servizi cloud (CSP) offra una protezione dei dati sufficiente.

Solo il 55% del campione utilizza strumenti di terze parti per proteggere i propri ambienti cloud. Questo suggerisce che potrebbero esserci significative lacune e conferma che il modello di responsabilità condivisa non è compreso fino in fondo. Una ricerca dei laboratori Trend Micro Research ha confermato che le configurazioni errate sono il rischio numero uno per gli ambienti cloud, e questo può accadere quando le aziende non conoscono la propria parte di modello di responsabilità condivisa.

Le organizzazioni intervistate hanno fiducia nella propria postura di cybersecurity cloud:

  • Il 51% afferma che l’accelerazione della migrazione al cloud ha aumentato la propria attenzione verso le migliori pratiche di sicurezza
  • L’87% ritiene di avere il pieno controllo, o la maggior parte, sulla protezione del proprio ambiente di lavoro remoto
  • L’83% ritiene che sarà in grado di garantire la sicurezza del proprio ambiente di lavoro ibrido futuro

Nonostante la fiducia, sono diverse le sfide di security:

  • Il 45% afferma che la sicurezza è un ostacolo “molto significativo” o “significativo” all’adozione del cloud
  • L’impostazione di policy coerenti (35%), l’applicazione di patch (33%) e la protezione dei flussi di traffico (33%) sono stati citati come i primi tre grattacapi operativi quotidiani, per la protezione dei workload in cloud
  • La privacy dei dati (43%), la formazione del personale (37%) e la compliance (36%) sono stati segnalati come ostacoli significativi alla migrazione a strumenti di sicurezza basati su cloud

La buona notizia è che utilizzando strumenti di sicurezza intelligenti e automatizzati, le organizzazioni possono migrare al cloud senza problemi, garantendo la privacy e la sicurezza dei dati e superando eventuali carenze di competenze.

Per quanto riguarda le soluzioni di sicurezza per gli ambienti cloud ritenute le più importanti dalle organizzazioni che hanno partecipato allo studio, si possono indicare quelle per la protezione della rete (28%), gli strumenti di Cloud Security Posture Management (26%) e quelli di Cloud Access Security Broker (19%).

Metodologia e campione dello studio

Trend Micro ha commissionato a Sapio Research di intervistare 2.565 decision maker in 28 Paesi, in diversi mercati e provenienti da aziende di ogni dimensione, con focus sulle organizzazioni enterprise.

Ulteriori informazioni sono disponibili a questo link

Trend Micro presenta la nuova soluzione per la sicurezza delle applicazioni cloud-based

Ulteriori novità per la piattaforma Cloud One, che ora protegge dalle minacce anche le applicazioni e le API

A cura di Salvatore Marcis, Technical Director Trend Micro Italia

Siamo felici di presentare Trend Micro Cloud One™ – Application Security, la soluzione nativa per il cloud che mette in sicurezza le applicazioni e le API, fornendo una visibilità a livello di codice e protezione contro le ultime minacce. La soluzione è parte della piattaforma di sicurezza cloud, Trend Micro Cloud One.

Una recente analisi di Gartner avvisa che “Più del 50% delle aziende global avrà implementato entro il 2025 servizi serverless di function platform (fPaaS). Oggi questa percentuale è intorno al 20%”. Cloud One – Application Security anticipa la crescita del mercato e offre sin da subito una security integrata per una protezione runtime, che permette alle aziende di proteggere i dati in tutti i nuovi ambienti.

La Application Security è una parte di valore della piattaforma Cloud One e integra la tecnologia per fornire una protezione superiore ai clienti che distribuiscono applicazioni ovunque esse siano. Sia che le applicazioni vengano create on-premise, come container in cloud o utilizzando un design serverless, gli strumenti di security non dovrebbero interferire con la pipeline di sviluppo. Grazie ad Application Security, le aziende possono implementare facilmente una protezione avanzata nelle infrastrutture legacy, così come nei framework o nei linguaggi più moderni.

Trend Micro ha evidenziato in un recente studio come la sicurezza delle applicazioni cloud sia un punto critico. La ricerca ha messo in evidenza le minacce che colpiscono più frequentemente le applicazioni serverless, che includono il furto di dati sensibili, di credenziali e del codice stesso. Le metodologie di attacco alle applicazioni riguardano tecniche comuni, che vengono però sfruttate contro una nuova superficie di attacco.

Cloud One – Application Security non solo ferma gli attacchi runtime prima che inizino, ma aiuta anche gli sviluppatori a identificare vulnerabilità all’interno del loro codice che potrebbero essere sfruttate per un attacco.

Sia che le applicazioni vengano realizzate all’interno dell’azienda o da una terza parte, l’analisi del codice aiuta a gestire in maniera efficace i processi per identificare e risolvere le eventuali criticità.

La piattaforma Trend Micro Cloud One permette alle aziende di implementare una serie di servizi di security e controlli di conformità insieme alla security delle applicazioni, senza che questa ostacoli l’agilità di distribuzione e di sviluppo tipica del cloud.

Ulteriori informazioni su Trend Micro Cloud One – Application Security sono disponibili a questo link

Italia quarta al mondo e prima in Europa per attacchi Malware

I laboratori Trend Micro pubblicano i dati relativi alle minacce cyber di ottobre. L’Italia continua anche a essere quinta per attacchi Macro Malware

A cura di Lisa Dolcini, Head of Marketing Trend Micro Italia

Nel mese di ottobre l’Italia scala la classifica globale dei Paesi più colpiti dai malware e si posiziona al quarto posto, prima in Europa, inoltre si conferma per il secondo mese di fila il quinto Paese al mondo più attaccato dai Macro Malware. Il dato emerge dall’ultimo report di Trend Micro Research, la divisione di Trend Micro, leader globale di cybersecurity, specializzata in ricerca&sviluppo e lotta al cybercrime.

I malware che hanno colpito l’Italia a ottobre sono stati 2.855.691. La top five dei Paesi più attaccati è guidata dagli Stati Uniti (15.011.796 attacchi), seguiti da Giappone (14.854.207 attacchi) e India (3.185.024 attacchi). Quinta la Francia con 2.622.199 attacchi.

A ottobre Il malware maggiormente rilevato è stato EMOTET, tra i banking malware più pericolosi per le sue capacità altamente sofisticate di entrare in possesso di dati e credenziali sensibili. I settori più colpiti sono stati il manufacturing, la PA, il settore educativo, sanitario e le telco.

Per quanto riguarda i Macro Malware invece, a ottobre il fenomeno ha registrato una decrescita del 49,9% rispetto al mese precedente. L’Italia rimane però quinta in classica preceduta da Giappone, che si conferma la nazione con il maggior numero di attacchi subiti, Stati Uniti, Australia e Cina. Anche per quanto riguarda i Macro Malware, l’Italia rimane il Paese più colpito in Europa.

Questi numeri sono stati rilevati dalla Smart Protection Network, la rete di intelligence globale di Trend Micro che individua e analizza le minacce e aggiorna costantemente il database online relativo agli incidenti cyber, per bloccare gli attacchi in tempo reale grazie alla migliore tecnologia disponibile sul mercato. La Smart Protection Network è costituita da oltre 250 milioni di sensori e blocca una media di 65 miliardi di minacce all’anno.

A ottobre la Smart Protection Network di Trend Micro ha gestito 384 miliardi di query e fermato 6,57 miliardi di minacce, di cui il 90% arrivava via e-mail.

Ulteriori informazioni sulla Trend Micro Smart Protection Network sono disponibili a questo link

Intelligenza Artificiale e Cybercrime: non solo Deep Fake

Europol, UNICRI e Trend Micro pubblicano una ricerca sulle minacce presenti e future legate all’intelligenza artificiale e su come combatterle

A cura di Vincenzo Ciancaglini, Senior Threat Researcher di Trend Micro

L’intelligenza artificiale può essere sfruttata sia come vettore che come superficie di attacco e le minacce che si basano su questa tecnologia si stanno evolvendo, da “semplici” Deep Fake ad attacchi sempre più complessi. Il dato emerge dal report “Malicious Uses and Abuses of Artificial Intelligence”, realizzato da EuropolUnited Nations Interregional Crime and Justice Research Institute (UNICRI) e Trend Micro, leader globale di cybersecurity. Lo studio approfondisce il presente e i possibili scenari futuri dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito cybercriminale e si propone come uno strumento per aiutare le organizzazioni pubbliche, private e le Forze dell’Ordine a mitigare i rischi.

“La promessa dell’intelligenza artificiale è quella di una grande efficienza, automazione e autonomia. Nel momento in cui il grande pubblico è sempre più preoccupato sull’utilizzo di questa tecnologia, però, dobbiamo essere completamente trasparenti circa le possibili minacce, non focalizzarci solo sui benefici che ci può portare”. Ha affermato Edvardas Šileris, Head of Europol’s Cybercrime Centre. “Questo studio ci aiuterà ad anticipare i possibili utilizzi malevoli dell’intelligenza artificiale ma anche a prevenire e mitigare le minacce in maniera proattiva. In questo modo possiamo sfruttare il potenziale dell’intelligenza artificiale e trarre benefici”.

I cybercriminali utilizzeranno l’intelligenza artificiale sia come vettore che come superficie di attacco. I Deep Fake sono al momento l’esempio più famoso dell’utilizzo dell’IA come vettore di attacco, e presto, sempre basate su questa tecnologia, verranno progettate nuove campagne di disinformazione ed estorsione che renderanno necessari nuovi strumenti di screening.

L’intelligenza artificiale, inoltre, potrebbe essere utilizzata per:

  • Realizzare attacchi di ingegneria sociale su larga scala
  • Progettare malware per il furto di documenti con lo scopo di rendere gli attacchi più efficaci
  • Evitare il riconoscimento facciale o biometrico
  • Lanciare attacchi ransomware che sfruttano una profilazione intelligente
  • Inquinare i dati, identificando falle nelle regole di rilevamento

“Nel momento in cui le applicazioni dell’intelligenza artificiale iniziano ad avere un impatto maggiore nel mondo reale, appare chiaro come questa sarà una tecnologia fondamentale per il futuro”. Ha dichiarato Irakli Beridze, Head of the Centre for AI and Robotics at UNICRI. “Ma non sono solo i benefici dell’IA ad essere reali, purtroppo lo sono anche i rischi. Siamo orgogliosi di essere partner di Europol e Trend Micro nel portare un po’ di luce nel lato oscuro dell’IA, stimolando ulteriori discussioni sull’argomento”. 

Lo studio avverte anche che i sistemi di intelligenza artificiale sono sviluppati per migliorare l’efficacia dei malware e per bloccare i sistemi anti-malware o di riconoscimento facciale.

I cybercriminali sono sempre stati early adopter di tecnologie e l’intelligenza artificiale è una di queste. Come sottolinea lo studio è già utilizzata per indovinare password, rompere CAPTCHA e clonare le voci, ma altri utilizzi sono in via di definizione. Siamo molto soddisfatti di fare squadra con Europol e UNICRI per aumentare il livello di consapevolezza su queste minacce, creando un futuro digitale più sicuro per tutti.

Alcune raccomandazioni per approcciarsi al meglio all’intelligenza artificiale:

  • Utilizzare il potenziale dell’intelligenza artificiale come uno strumento per combattere il crimine e per rendere la cybersecurity e le Forze dell’Ordine a prova di futuro
  • Investire nella ricerca per sviluppare tecnologie di difesa
  • Promuovere e sviluppare framework di progettazione IA sicuri
  • Ridurre la retorica politica dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale per scopi di cybersecurity
  • Sfruttare partnership pubblico-privato e creare gruppi di lavoro multidisciplinari

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Il report completo è disponibile a questo link