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Tre anni di GDPR

A cura di Lisa Dolcini, Head of Marketing Trend Micro Italia

Il 25 maggio del 2018 entrava a tutti gli effetti in vigore in Europa il Regolamento generale per la protezione dei dati personali, noto più comunemente come GDPR (General Data Protection Regulation). Da allora si dibatte molto sulla reale efficacia della principale normativa europea sulla protezione dei dati personali. L’aggiornamento della normativa sulla privacy di WhatsApp avvenuto lo scorso 15 maggio, è solo l’ultima di una serie di “questioni aperte” in materia, che hanno visto spesso come protagoniste le società a capo dei principali social network, da Tik Tok a Facebook, solo per citarne alcune. Non sempre però imprese e organizzazioni hanno chiari i termini di questa normativa, rischiando violazioni e conseguenze che si ripercuotono sul business.

Cos’è la conformità al GDPR?

È questa la domanda di partenza da porsi quando si parla di protezione dei dati personali. Potremmo rispondere dicendo che il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) dell’Unione europea (UE) standardizza la legislazione in materia di protezione dei dati in tutta l’UE e copre modelli di utilizzo dei dati precedentemente non regolamentati. Il GDPR obbliga le organizzazioni di tutto il mondo, che elaborano i dati dei cittadini dell’UE, a rivalutare i controlli applicati all’elaborazione dei dati e a formulare un piano per proteggerli al meglio.

Un regolamento globale

Il regolamento GDPR viene considerato come una delle normative sulla tutela dei dati più aggressive al mondo ed è stato ideato per proteggere i dati personali dei cittadini dell’UE in modo costante. Il regolamento implica che qualsiasi organizzazione che interagisce e archivia i dati di un cittadino dell’UE sarà soggetta a multe per non conformità. Anche se l’organizzazione ha sede all’esterno dell’Unione Europea, non significa che il regolamento non venga applicato. Tutte le organizzazioni che elaborano i dati dei cittadini dell’UE, incluse quelle con sede negli USA, sono soggette al regolamento GDPR e dovranno affrontare le sanzioni applicabili.

La digital transformation e la protezione dei dati

Uno studio di Trend Micro,Misconceptions and missteps: The challenges to successful cloud migration”, ha rivelato che l’88% delle aziende ha accelerato la migrazione al cloud, ma solo il 55% ha implementato strumenti di protezione. La pandemia ha accelerato la digital transformation delle aziende, ma questo rischia di far aumentare la mancanza di protezione e di sicurezza degli asset corporate. È molto positivo che la maggior parte delle organizzazioni in tutto il mondo stia abbracciando la trasformazione digitale e adottando il cloud, ma i risultati dello studio evidenziano che esistono anche delle sfide da affrontare per quanto riguarda la security in cloud. L’adozione del cloud non è un processo che si esaurisce premendo un pulsante, richiede una gestione continua e una configurazione strategica per poter prendere le migliori decisioni relative alla sicurezza.

Un altro ambito da tenere presente quando si parla di sicurezza in cloud è il settore sanitario. Essendo in prima linea nella lotta contro il COVID-19, la trasformazione digitale può avere un impatto positivo sulla produttività e sull’assistenza ai pazienti in un momento critico come questo, ma allo stesso tempo è essenziale considerare e proteggere la superficie possibile di attacco di un’infrastruttura digitale. Utilizzando le giuste soluzioni pensate appositamente per il cloud, le organizzazioni sanitarie possono massimizzare i vantaggi del cloud senza mettere a rischio i sistemi mission-critical o i dati dei pazienti.

La buona notizia è che oggi esistono strumenti per rendere la sicurezza del cloud più integrata, più facile e molto più efficace di quanto credono molti leader IT. La ricorrenza di oggi sul GDPR pone i riflettori sull’importanza della protezione dei dati in qualsiasi settore. E sottolinea come trovare il giusto partner per la sicurezza sia oggi più importante che mai.

GDPR ci siamo. E ora?

L’importanza della privacy by design, in un processo di compliance che deve essere continuo 

A cura di Gastone Nencini, Country Manager Trend Micro Italia 

Il processo di compliance deve essere costante

Il General Data Protection Regulation (GDPR) è finalmente entrato in vigore. A questo punto e idealmente, le aziende dovrebbero aver già portato a termine tutte le attività per essere compliant. Le organizzazioni dovrebbero già essere in grado di fornire prodotti o servizi in linea con i diritti dei loro clienti, come sottolineato nel GDPR, e quelle che utilizzano applicazioni di terze parti dovrebbero stare in guardia circa gli aggiornamenti che contengono criticità, come il diritto all’oblio e i consensi per un utilizzo dei dati più rigido. Nei prossimi mesi, entreranno in vigore anche numerose altre leggi e nuove release software, anche in questo caso le aziende dovranno farsi trovare pronte.

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GDPR: 5 cose che potrebbero accadere in seguito all’entrata in vigore del nuovo regolamento

A cura di Gastone Nencini, Country Manager Trend Micro Italia 

GDPR: gli interrogativi sono ancora molti

Dopo anni di discussioni e a un anno dalla sua rettifica ufficiale, ci siamo. Il General Data Protection Regulation (GDPR) sta per entrare definitivamente in vigore. Gli interrogativi sono ancora molti. Cosa potrebbe succedere effettivamente? Quando vedremo scattare le prime multe? Quali tecnologie e processi saranno ritenuti conformi allo standard di “stato dell’arte” imposto dal regolamento? Il GDPR sarà di aiuto o di intralcio all’innovazione?

Ecco alcune ipotesi su quello che potremmo vedere, a partire dalle mezzanotte del 25 maggio.

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GDPR: come procede la corsa delle aziende alla compliance?

A cura di Gastone Nencini, Country Manager Trend Micro Italia

Gli ultimi dubbi e i consigli per una corretta strategia

Quasi il 75% delle aziende italiane sembra aver creato una procedura per notificare le violazioni di dati, ma solo il 49% ha aumentato gli investimenti in IT Security. L’entrata in vigore del GDPR (General Data Protection Regulation) è sempre più vicina, ma a che punto sono le aziende italiane? A questo proposito, una ricerca Trend Micro, leader globale nelle soluzioni di cybersecurity, fornisce una fotografia interessante della situazione nel nostro Paese, a partire dalle difficoltà che le aziende stanno incontrando.

Ecco quali difficoltà stanno incontrando le aziende italiane

Tra le sfide maggiori per riuscire a essere compliance al nuovo regolamento europeo, le aziende lamentano infatti la presenza di troppi sistemi IT legacy (30%), la mancanza di una data security efficiente (29%) e l’assenza di processi formali che rendano possibile identificare chiaramente a chi appartengono e dove sono custoditi i dati (28%).

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WannaCry e GDPR, ecco perché fra un anno l’attacco avrebbe conseguenze peggiori

A cura di Carla Targa, Senior Marketing & Communication Manager Trend Micro Italia 

L’anno prossimo entrerà in vigore il GDPR e un attacco simile a quello di WannaCry rischia di penalizzare ancora di più le aziende che non si faranno trovare conformi al nuovo regolamento. 

Nonostante il panico che ha generato, sembra che alla fine le aziende e le organizzazioni in tutto il mondo siano riuscite a fermare WannaCry, ma non è ancora il momento di archiviare questo episodio. Sono molte le lezioni che possiamo imparare da questo attacco, sul perché ha avuto così tanto successo e cosa può essere fatto per evitare che accada di nuovo. La verità sconcertante è che molte aziende cadute vittima di WannaCry potrebbero incorrere anche in sanzioni punitive se la stessa tipologia di attacco accadesse fra un anno.

Il General Data Protection Regulation (GDPR) sta arrivando infatti e porta con sé un nuovo

WannaCry e GDPR

livello di urgenza per le aziende, che devono considerare una seria revisione delle loro strategie di cybersecurity dopo WannaCry.

Violazione o ransomware?

A una prima occhiata sembrerebbe poco opportuno collegare un attacco ransomware al nuovo regolamento europeo per la protezione dati, le aziende colpite da WannaCry infatti si sono ritrovate i dati criptati e non rubati. Ad ogni modo, un’esamina più approfondita del GDPR ci permette ulteriori considerazioni.

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La General Data Protection Regulation sta arrivando. E ora?

A cura di Carla Targa, Senior Marketing & Communication Manager Trend Micro Italia

Sulla base degli incidenti che abbiamo visto nel 2016, le aziende devono affrontare quest’anno con cautela. Tra la crescita degli attacchi Business Email Compromise (BEC) e lo sfruttamento di vulnerabilità nell’IoT i pericoli sono infatti destinati ad aumentare. Oltre alle attività cybercriminali c’è una questione che è di primaria importanza e alla quale le aziende devono rivolgere la massima attenzione ed è la General Data Protection Regulation (GDPR). Il nuovo insieme di regole, pensato per armonizzare la protezione dei dati negli stati membri dell’Unione Europea, coinvolgerà direttamente le aziende sia dentro che fuori l’Europa e il momento della sua entrata in vigore definitiva è sempre più vicino.

La GDRP sta arrivando e le aziende devono essere preparate.

Molto è già stato detto sulla GDPR, ma l’idea e il processo fondamentale che devono sussistere
dietro a questa nuova normativa è pensare a quali dati servono veramente e sono pertinenti al business di un’organizzazione. Ad esempio è possibile che il dato relativo alla data di compleanno di un cliente non sia necessario e si potrebbe anche eliminare dagli archivi. I database vanno quindi ripensati e ristrutturati e mentre la GDPR deve essere ancora finalizzata ci sono dei cambi che le aziende possono e devono effettuare per arrivare preparate.

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